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  "Ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene."

S. Agostino commento alla prima lettera di Giovanni
7,7-8

 
 
  Miss Angola landmine 2008 - Angola
03/04/2008

 
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04/04/2008 :: Miss Angola Land mine 2008 - http://www.miss-landmine.org/ - Angola

 
  Pubblicato da POPOLI, (www.popoli.info), aprile 2008
Sarà proclamata il prossimo 4 aprile, in occasione della Giornata mondiale contro le mine antiuomo Miss Angola Landmine 2008
Una protesi per la Miss
Il concorso, dedicato a giovani donne mutilate per l’esplosione di un ordigno, promuove un nuovo concetto di bellezza e informa sui rischi connessi alle mine, provocando elogi ed alcune critiche

La prima volta la bellezza delle donne angolane l’ho incontrata nel giardino di un posto de saude, (un’infermeria di provincia) ammirando il fascino profondo e fiero, a volte dolce e gioioso, a volte sofferente di madri in fila per una visita medica. Intensità di sguardi, avvenenza che prescinde dalla perfezione, e, a volte, anche dalla stessa integrità fisica.
E ’ questo fascino vitale e senza modelli di riferimento che è divenuto il protagonista di Miss Angola Land mine (http://www.miss-landmine.org), un concorso di bellezza dedicato a donne sopravvissute ad un incidente con un ordigno inesploso (Unexploded Ordnance - UXO) o una mina. L’evento, come ricorda l’ideatore, il regista norvegese Morten Traavic, è nato con una pluralità di fini, tra cui l’informazione e sensibilizzazione sulla presenza di ordigni inesplosi, la promozione dell’empowerment delle stesse donne e dei disabili, la promozione di un nuovo concetto di bellezza e di diritto alla vita, al di là di canoni precostituiti relativi alla razza, alla cultura e all’aspetto fisico.
Le finaliste del concorso provengono da 10 diverse province e sono tutte giovani dai 19 ai 33 anni, colpite da mine, mentre lavoravano nei campi, tornavano da scuola o sfuggivano ai combattimenti. Quasi tutte oggi sono disoccupate e madri di più figli, una è vedova, sei sono single.
Finanziato dal Governo Angolano (Commissione Nazionale intersettoriale di sminamento CNIDAH) e dell’Unione Europea il progetto culminerà con l’elezione di Miss Angola Landmine a Luanda, capitale dell’Angola, il prossimo 4 aprile, in concomitanza con la Giornata Mondiale contro le mine antipersona.
Nonostante le critiche ricevute (“Si mettono in mostra corpi mutilati, i fondi ottenuti potevano essere utilizzati per interventi di tipo socioeducativo etc etc) , il concorso resta quanto mai attuale visti i dati pubblicati dal Landmine monitor 2007 (http://www.icbl.org/lm/): in Angola ancora oggi oltre 2,4 milioni di persone vivono in zone a rischio, di cui 600.000 persone in zone ad alto o medio rischio. Un totale di 1.988 comunità sparse nelle 18 province del Paese (vedi mappa), una parte della nazione che è limitata in tutti gli spostamenti dall’incognita degli ordigni inesplosi e delle mine, che si stima siano tra i 5 ed i 10 milioni.
''Mentre il numero morti è in diminuzione quello dei feriti resta in crescita>> ricorda al proposito Marco Ravelli, project manager in un progetto di sminamento nel sud dell’Angola dal 2005-2006 e oggi presidente di Demining Action Italy, http://www.deminingactionitaly.org, Onlus responsabile della prossima apertura, a La Spezia, del primo polo italiano per la formazione di cooperanti addetti allo sminamento in tutto il mondo.
''In Angola – riprende Ravelli - la presenza delle mine e’ un problema con cui la popolazione convive da oltre 40 anni, da quando iniziarono i combattimenti per l’indipendenza da Portogallo. Ti abitui, e rischia di più; molti contadini attraversano un campo minato quotidianamente, camminando su di un sentiero già battuto. Poi un giorno per la pioggia una mina si sposta e raggiunge il pista, o per sbadataggine il tallone scivola su bordo del tracciato e …. CLIC! E’ un attimo, senti l’innesto e sei già saltato. Inoltre – aggiunge Ravelli - la Mine Risk Education ovvero l’insieme di attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione delle popolazioni a rischio, non raggiunge tutta la popolazione angolana: parte di essa è nomade, vive isolata e non censita da nessuna autorità, o è in fase di spostamento da una provincia all’altra per rientrare nelle terre di origine abbandonate durante la guerra. Forse i più informati sono i rifugiati tornati dal Congo, dallo Zambia, dalla Namibia, che hanno ricevuto nei campi profughi informazioni chiare sui pericoli degli esplosivi ancora presenti sul territorio angolano''
Altro fattore di rischio, l’intensificarsi delle attività connesse al rifacimento delle infrastrutture del Paese. Una delle priorità del governo dopo la firma degli accordi di pace del 2002 è stata infatti il recuperare gli assi di comunicazione principali e le vie secondarie, per garantire lo sviluppo delle strutture sanitarie e scolastiche, e più in generale per rilanciare l’economia locale e nazionale. ''Le ruspe e i piallatori avanzano rapidamente tra le buche. Raramente le imprese commerciali impegnate nella ricostruzione affiancano un vero e proprio sminamento alla ripristino delle infrastrutture, ci si limita a far brillare le mine che si incontrano durante il lavoro, il che aumenta il numero di incidenti''.
In 40 anni gli ordigni sono stati disseminati senza una logica e spesso senza una mappatura, dall’esercito del MPLA come dai militanti dell’UNITA, dai Sudafricani, dai Cubani e dai Russi. Austria, Belgio, Cina, Cuba, Cecoslovacchia, Egitto Francia, Germania, Ungheria, Corea del nord, Italia, Pakistan, Portogallo, Romania, Russia, Sud Africa, Spagna Svezia Inghilterra Stati Uniti Yugoslavia, costituticono il DOC, la Denominazione di Origine Controllata degli ordigni oggi sparsi sul territorio ''In Angola – conclude Ravelli – si incontra una ampia gamma di mine ed ordigni inesplosi: mine anticarro a oltre 30 cm di profondità, mine antiuomo, a circa 8-12 cm, mine disposte attorno d un ordigno, campi minati a difesa di un obbiettivo strategico, ordigni piovuti in ordine sparso dal cielo durante i bombardamenti. Senza dimenticare i dispositivi e le armi ancora conservati da vecchi e nuovi militanti. I primi sei anni di pace sono infatti gia stati segnati da un tentativo di colpo di stato (febbraio 2006) e da tensioni con la guerriglia indipendentista dell’enclave di Cabinda''.
 
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